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La moda degli integratori alimentari nel cibo per cani: ma fanno bene?

In Italia è sempre più diffuso l’utilizzo di integratori e alimenti funzionali, cioè cibi che contengono molecole attive che favoriscono il mantenimento del benessere o addirittura aiutano nella guarigione di alcune malattie. Purtroppo il loro utilizzo è spesso sopravvalutato e quasi mai ci si rende conto che anche i prodotti “naturali” e le integrazioni hanno effetti collaterali e controindicazioni.
Nella società moderna occidentale è ormai consolidato il concetto che si può condurre una vita sregolata, mangiare male, ma basta una integrazione o uno di questi alimenti per guarire e restare in forma.
In realtà non è così semplice e questi alimenti/integratori non sono esenti da effetti collaterali se non utilizzati nel giusto modo. Alcuni poi sono utilizzati in dosi e modalità di somministrazione scorretti che ne rendono vano o pericoloso l’utilizzo.
Va poi ricordato che il cane e il gatto non sono “costruiti” esattamente come noi e possono metabolizzare in modo differente molecole e composti.
In questo articolo, con alcuni esempi, si cercherà di approfondire i pro e i contro di quattro tipi di integrazioni alimentari molto utilizzate anche in campo animale.

OLIO DI COCCO
L’olio di cocco è un olio vegetale ottenuto dalla noce di cocco, prodotto soprattutto nelle Filippine, Indonesia e india.
Si dovrebbe usare solo olio di cocco ottenuto da pressatura a freddo e non sottoposto a idrogenazione e altri processi chimici.
Ha un alto contenuto di acidi grassi saturi a catena corta come l’acido laurico, acido mirtistico, palmitico e caprilico ed è tra gli oli vegetali più poveri di grassi insaturi. Non contiene acidi grassi omega 3 e 6.
In generale, le associazioni come la FDA, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’American Dietetic Association ne sconsigliano un uso eccessivo e prolungato. Infatti nonostante gli acidi grassi a catena corta non siano dannosi come quelli a catena lunga, sono comunque acidi grassi saturi e non hanno effetti benefici se assunti in grandi quantità. Inoltre se l’olio di cocco è sottoposto a idrogenazione, la percentuale degli acidi grassi saturi aumenta ulteriormente.
Ma si può utilizzare per i nostri amici animali?
Si, nelle giuste dosi e condizioni. L’uso alimentare dell’olio di cocco ha principalmente queste funzioni:

  • aumento di massa muscolare in cani molto magri che con la sola dieta non riescono a raggiungere il peso forma
  • snack energetico per cani che fanno molta attività fisica (caccia, corsa, etc)
  • fonte di lipidi per mantenere il peso per cani che devono alimentarsi con diete povere di grassi animali

Gli acidi grassi a catena corta e media infatti sono digeriti direttamente dall’intestino tenue, da qui poi raggiungono il fegato dove sono metabolizzati rapidamente.
L’olio di cocco può avere effetti collaterali (soprattutto se somministrato in dosi eccessive) come feci molli, vomito e nausea.

 

CURCUMA E CURCUMINA
La curcumina, la molecola attiva della curcuma, è stata studiata soprattutto per le sue funzioni antinfiammatorie e antitumorali
. In realtà, se utilizziamo un poco di curcuma nel nostro cibo e in quello del cane o del gatto, non diamo abbastanza sostanza attiva e coloriamo solo di giallo le pietanze.
La curcumina infatti, nella polvere di curcuma, è mediamente presente al 3% cioè si trovano 3 mg di curcumina in 1 gr di curcuma. La dose di curcumina, per l’uomo. che si deve assumere affinché sia determinabile la sua presenta nel sangue è di circa 4gr al giorno. Quindi in circa 140gr di polvere di curcuma ( un cucchiaio colmo è circa 14-20gr ) considerando che questi valori sono indicativi per una persona di peso medio, abbiamo una dose di circa 50gr di polvere di curcuma per un cane di 20 kg. Oltre alla problematica legata alle dosi, la curcumina non viene ben assimilata e spesso rimane a livello intestinale e non si distribuisce in tutto l’organismo. Infatti viene utilizzata soprattutto per tumori all’intestino, gastrico, orale, epatico, pancreatico. Purtroppo molti studi in vivo hanno dimostrato che la curcumina, pur essendo una molecola molto reattiva è poco biodisponibile e instabile ed è altamente improbabile che se ne possa trarre un vantaggio significativo in ambito clinico.

La curcumina ha anche degli effetti secondari in quanto si può essere sensibili al principio attivo e non si può assumere in caso di problemi biliari. Si sconsiglia l’utilizzo anche in soggetti con reflusso gastrico, ulcera e altri problemi gastrici in quanto la curcumina è irritante nei confronti della mucosa gastrica. Ecco perché le integrazioni a base di curcumina andrebbero somministrate sempre durante i pasti. Spesso in campo umano viene interrotta la somministrazione di curcumina insieme a chemioterapici perché si è visto un aumento dei problemi gastrointestinali. Attenzione anche al suo effetto antiaggregante e anticoagulante ed è sconsigliata in caso di gravidanza e operazioni chirurgiche.
Si è visto che l’assunzione con piperina e bromelina ne aumenta l’assorbimento ma la piperina è un alcaloide presente nel pepe nero e ha le stesse controindicazioni della curcumina per quanto riguarda acidità gastrica, ulcere, etc. La bromelina è un enzima proteolitico presente nell’ananas, ed è fortemente sconsigliata in soggetti con problemi renali o epatici, e va data sotto stretto controllo medico in pazienti con problemi di coagulazione del sangue
Per quanto detto l’assunzione di piccole quantità di curcuma non ha alcun effetto né positivo né negativo, mentre l’assunzione di integratori a base di curcumina dovrebbe essere fatta sotto stretto controllo medico.

AGLIO
L’aglio viene da sempre utilizzato come rimedio tradizionale, praticamente per ogni disturbo. In effetti, come sempre succede con i rimedi tradizionali, il suo uso non è privo di fondamento.
L’aglio o Allium sativum contiene una varietà di sostanze biologicamente attive che sono responsabili nel loro insieme di varie azioni positive. Le varie componenti, pur avendo spesso funzioni diverse, agiscono in maniera sinergica: sono presenti enzimi (allinasi), molecole contenenti zolfo come l’allina e composti che derivano dall’allina come l’allicina. Quando si taglia o si tritura il bulbo dell’aglio, l’allina si libera e viene utilizzata dall’allinasi che produce l’allicina, che è la molecola attiva più studiata.
Spesso nei prodotti a base di aglio sono presenti estratti di allicina che è il principale ingrediente attivo. Attenzione quando fate uso di integratori con le molecole purificate: sono forse più concentrati ma a volte l’azione attiva di una pianta dipende dal suo INTERO FITOCOMPLESSO (fitocomplesso= tutte le molecole attive e non presenti nella pianta) e non è detto che la singola molecola sia più attiva della pianta intera. Inoltre una molecola concentrata potrebbe avere anche più effetti collaterali del fitocomplesso, come vedremo.
In commercio l’aglio si trova, oltre che fresco, anche sotto varie forme e ognuna ha contenuti diversi e effetti diversi.
L’aglio fresco contiene circa 4-10 mg/gr di allina, ma non contiene l’allicina. L’allicina si forma quando si mastica o tritura lo spicchio in quanto liberiamo gli enzimi contenuti nelle cellule che la producono.
L’olio essenziale di aglio non è quasi mai utilizzato in quanto non se ne conosce ne il dosaggio ne gli effetti collaterali. Infatti le varie molecole non sono standardizzate. Non contiene allicina.
Il macerato oleoso di aglio contiene l’allina e i composti sulfurei, ma non contiene allicina. Non è ben standardizzato e non se ne conoscono né gli effetti collaterali nè il dosaggio.
L’aglio in polvere contiene sia l’enzima allinasi che l’allina ma non contiene allicina, in quanto l’enzima non lavora se non idratato e la temperatura di essiccazione comunque lo inattiva.
L’estratto idroalcolico contiene composti idrosolubili e composti sulfurei in piccole quantità. Non contiene allicina.
L’allicina non è molto stabile e si degrada molto velocemente. Naturalmente non è solo l’allicina ad avere un ruolo nelle molteplici funzioni dell’aglio ma anche i vari composti sulfurei e i composti idrosolubili, ma l’allicina è alla base delle numerose qualità che si danno alla integrazione di aglio.
L’allicina sembra avere, infatti, un potere antiparassitario contro Schistosoma, Plasmodium, Giardia e Trypanosoma, In particolare una molecola che deriva dalla degradazione della allicina, il trisolfuro di allile, ha una azione diretta su questi parassiti. Questi studi però sono stati condotti in vitro e sono stati utilizzati estratti di aglio con alte concentrazioni delle molecole attive: solo ad altissime concentrazioni di allina e del suo prodotto, si hanno effetti significativi.
Quando si leggono gli articoli scientifici o gli articoli che li riportano, è importante capire dove è effettivamente arrivata la ricerca, in quanto tantissime molecole in vitro (colture cellulari) hanno effetti importanti, ma poi riportandole in vivo (cioè sull’animale intero) gli effetti sono inibiti o diminuiti da tutte le interazioni che si hanno da quando vengono ingeriti a quando raggiungono la sede dove agire.

Per fare un esempio: negli studi su parassiti interni e intestinali, mentre in vitro si utilizzano concentrazioni più diluite, nei lavori in cui si lavora in vivo (su ratti e topi soprattutto) già saliamo a concentrazioni di allicina di 9 mg/ kg al giorno. Considerando quanta allicina c’è nell’aglio fresco (0,18 microgrammi in uno spicchio di aglio di medie dimensioni (che è come mangiare circa 50,000 spicchi di aglio) è una impresa difficile arrivare a queste concentrazioni, anche perché a determinate concentrazioni l’aglio è tossico.

Ma perchè l’uso orale dell’aglio viene sconsigliato per i nostri amici a 4 zampe, soprattutto a dosi molto elevate?
In un case report del 2005 si presenta il caso di uno schnauzer nano di 4 anni che ha ingerito un integratore contenente aglio: il cane presentava anemia e dall’esame del sangue si è visto che i suoi globuli rossi erano stati distrutti per un forte danno ossidativo (Yamato O, Kasai E, Katsura T, Takahashi S, Shiota T, Tajima M, Yamasaki M, Maede Y, (2005) Heinz body henolytic anemia with eccentrocytosis from ingestion of chinese chive (allium tuberosum) and garlic (allium sativum) in a dog. J. Am. Anim Hosp assoc. 41, 68-73 .)
Oltre l’allicina già citata (ma che come vedete è poco presente nelle varie preparazioni che trovate in commercio) un altro composto dell’aglio, il trisolfuro di allile ha una attività anticoagulante e rallenta la aggregazione delle piastrine, che insieme alla induzione di anemia emolitica possono aumentare il rischio di emorragie.
In un lavoro del 2003 un tiosolfato trovato nell’aglio distruggeva i globuli rossi di cane in vitro con un danno ossidativo (Osamu YAMATO,1,† Yuko SUGIYAMA,1,* Hideyuki MATSUURA,2 Keun-Woo LEE,3 Koichi GOTO,1,** Mohammad Alamgir HOSSAIN,1 Yoshimitsu MAEDE,1 and Teruhiko YOSHIHARA Isolation and Identiˆcation of Sodium 2-Propenyl Thiosulfate from Boiled Garlic (Allium sativum) That Oxidizes Canine Erythrocytes Biosci. Biotechnol. Biochem., 67 (7), 1594–1596, 2003).

Quindi gli studi sul danno che può indurre l’aglio ci sono e danno risultati simili, naturalmente parliamo di danno da ingestione di grosse quantità di prodotto. Per questo si sconsiglia comunque SEMPRE di dare aglio o derivati a cagnoline incinte, in allattamento e ai cuccioli!

Per conoscenza le dosi tossiche di aglio per cane e gatto sono:
Cane: 15 g/kg di aglio fresco, circa 7-8gr/kg per prodotto essiccato
Gatto: 5 gr/kg di aglio fresco, circa 1-2,5 gr/kg di prodotto essiccato

Per i prodotti alcolici, oleosi, etc non si possono stabilire delle dosi in quanto non se ne conoscono le effettive concentrazioni dei singoli elementi.

BACCHE DI GOJI
Recentemente le bacche di Goji sono diventate molto famose come integratori naturali di varie vitamine, soprattutto della vitamina C. Sono i frutti di una Solanacea (la stessa famiglia delle patate, melanzane, pomodori, peperoni), piccoli e rossi. Vi sono molte specie, ma solo le bacche che derivano dal Lycium barbarum sembrano avere effetti fitoterapici e nutraceutici. Contengono solanina, un alcaloide tossico, quindi bisogna mangiarne con moderazione, anche perché la solanina non viene inattivata né dalla cottura n* dalla disidratazione.
La solanina, assunta in eccesso, provoca alterazioni del sistema nervoso e sintomi gastroenterici anche severi. E’ necessario quindi prestare attenzione soprattutto se volete somministrarli a cani di taglia piccola e ai gatti.
Sono presenti buone quantità di acido linoleico e alfa linoleico, fitosteroli che hanno la funzione di abbassare il colesterolo e prevenire le malattie vascolari secondo studi in campo umano. Anche calcio, ferro, potassio, zinco e selenio sono presenti in buona quantità, pur considerando le dimensioni ridotte del frutto.

Per quanto riguarda le vitamine sono presenti i tocoferoli (vitamina E), e carotenoidi: entrambi i tipi di vitamine hanno proprietà antiossidanti. Ma soprattutto ne viene consigliata l’assunzione per la buona concentrazione di acido ascorbico o vitamina C.
La vitamina C però è una molecola molto instabile che non si conserva nei prodotti disidratati o essiccati e non sopporta la lunga conservazione. Si calcola ad esempio che la vitamina C presente in una arancia inizia a degradarsi velocemente al momento della raccolta, lasciandoci solo pochi giorni per poterla assumere in quantità adeguate. Inoltre i cani e i gatti, come tutti i mammiferi tranne i primati e le cavie, sintetizzano la vitamina C e non hanno bisogno di un apporto quotidiano di questa vitamina.
Nelle bacche di Goji infine sono presenti dei polisaccaridi specifici con buone proprietà antiossidanti e stimolanti la funzione immunitaria.

Possiamo usare le bacche di Goji per i nostri amici animali?
Non vi sono controindicazioni specifiche, ma non vi sono notizie su dosaggi, conservazione, e tipologia di assunzione e gli unici studi sono stati fatti in vitro o su animali da laboratorio.

In effetti vi sono anche degli effetti collaterali:
– sensibilità specifica con nausea e vomito dopo l’assunzione
– La betaina e il selenio possono essere nocivi in caso di gravidanza e allattamento.
Alcune sostanze contenute nella bacche possono dare emorragie e petecchie, eccessiva riduzione della pressione arteriosa e abbassamento della glicemia con malori.

Infine bisogna evitare di consumare e somministrare ai nostri amici le bacche quando:
– c’è una allergia ad un componente della famiglia delle Solanacee (melanzane, patate, peperoni, pomodori).
– assumono farmaci anticoagulanti, in quanto alcuni componenti della bacca hanno un effetto simile e possono aumentarne l’effetto.
– assumono farmaci per l’ipertensione. Per il contenuto di alcuni minerali, tra cui il potassio, possono aiutare ad abbassare la pressione ma se prese insieme a questi farmaci si può avere un abbassamento eccessivo della pressione con debolezza, sonnolenza, vertigini e svenimento.
– hanno il diabete: le bacche contengono sostanze come fitosteroli e licopene che regolano anche i livelli di glucosio del sangue e possono portare, se date insieme a farmaci ipoglicemizzanti, a crisi ipoglicemiche.


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