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VIETNAM: LA CAPITALE HANOI VIETA IL CONSUMO DI CARNE

HANOI: IL DIPARTIMENTO DELLA SALUTE SANCISCE IL DIVIETO DELLA CARNE DI CANE

Il primo paese asiatico a dare il buon esempio e vietare la macellazione e il consumo della carne di cane e di gatto, è stato Taiwan di recente. Pochissime le altre popolazioni d’Oriente che hanno voluto seguire il modello e il percorso intrapreso da Taiwan. Tra queste la città di Hanoi, città capitale del Vietnam, che attraverso il proprio Dipartimento della Salute, ha annunciato il graduale divieto che interesserà Hanoi, circa la macellazione e il commercio della carne di cane.

HANOI, IL DIVIETO TOTALE A PARTIRE DAL 2021

Il divieto totale è atteso per il 2021 e ci si aspetta che la chiusura dei ristoranti di cane, segua a ruota. Il motivo per cui la città ha deciso di intraprendere questo percorso risiede nell’opinione pubblica, che ha visto nei turisti e visitatori internazionali che soggiornano o vivono ad Hanoi a lamentarsi della più che discutibile tradizione. Il Comitato ha deciso quindi di agire in tal senso, sentendo colpita l’immagine di una capitale civilizzata.

NON SOLO QUESTIONE DI IMMAGINE…

A dire la verità, il motivo per cui si è giunti al divieto, non è solo il rischio che l’immagine che la capitale trasmette al mondo, possa essere danneggiata, ma anche per un problema di salute.
L’invito delle autorità locali a smettere di praticare la diffusa tradizione, è avvenuta verso la metà di settembre, quando ormai si erano già registrate tre morti (fonte) dovute alla rabbia, in seguito al consumo della carne di cane. Altri due, all’epoca, gli infettati.

HANOI, RISCHIO CONTRABBANDO?

Tuttavia le nuove generazioni stanno rifiutando il consumo della carne di animali domestici, ma purtroppo centinaia di commercianti trovano in questa deprecabile attività, l’unico mezzo di guadagno. Sono più di mille i negozi che nella capitale del Vietnam vendono attualmente carne di animali domestici. Il 15% dei cani viene allevato con questo triste scopo.
Ci auguriamo che le famiglie che trovano l’unico sostentamento in queste pratiche, possano essere aiutate dalle Istituzioni locali a trovare un’alternativa altrettanto remunerativa.
Quello che preoccupa è che questa norma possa spingere gli stessi venditori ora legali, a darsi al contrabbando. La speranza è che il trend intrapreso dalle nuove generazioni possa essere progressivo fino al totale abbandono di questo consumo spietato. Speriamo inoltre che il Vietnam e Taiwan siano d’esempio per tutti quei paesi orientali e africani che rendono ancora praticabile questa odiosa tradizione alimentare.





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