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ISTANBUL VS CAIRO: L’APPROCCIO AL RANDAGISMO A CONFRONTO

Un confronto tra due realtà diverse come Istanbul e Il Cairo può essere impietoso per storia e possibilità, ma possiamo osservarle per imparare da errori e successi altrui.

Il randagismo è un problema che affligge Paesi e città di tutto il mondo. Anche in Italia, specialmente al Sud, il randagismo è un problema che i Comuni non sono in grado di gestire, per incompetenza o mancanza di mezzi; o totale disinteresse verso la problematica.
Ed è così che avvengono spiacevoli episodi come quelli citati nelle settimane scorse, che vedono squilibrati uccidere con ogni mezzo (persino con colpi di arma da fuoco) innocenti animali vagabondi, vittime (due volte) dell’idiozia umana.

Ma come se la cavano gli altri paesi? 
Siamo venuti a conoscenza di come viene gestita la problematica in Egitto e in Turchia. Due nazioni diverse, ma con diversi punti in comune, tra cui la ricchezza di una storia millenaria. E due modi profondamente diversi di affrontare il problema.

Teheran, è guerra ai cani: generano “paura e ansia”

Qui Cairo

Dopo un’iniziale e preoccupante idea di esportare oltre 4.000 randagi in Corea del Sud, alla fine fortunatamente naufragata, il problema non è ancora stato affrontato.
Secondo quanto riportato dalla Stampa, nella capitale egiziana, popolata da 20 milioni di abitanti, vengono contate circa 400.000 aggressioni l’anno ai danni dell’uomo e dal 2014 circa 231 morti per contagi da rabbia provocati da morsi. I numeri non sono certi, ma sembrano essere 20milioni i cani randagi per tutto l’Egitto. Solo nel 2017 ne sono stati eliminati 17mila, con pratiche poco ortodosse, causate anche da una crescente fobia degli abitanti verso la rabbia.




Allo stato attuale, vengono offerti 6 dollari a chi cattura almeno 5 cani, mentre la polizia esegue ronde per l’eliminazione dei cani randagi. Secondo quanto riportato dalla Stampa e dichiarato da un membro di “Efma”, un’associazione non governativa animalista, da almeno 10 anni le persone sono autorizzate a sparare agli animali in strada, mentre la città è disseminata di polpette velenose, che uccidono gli animali senza risparmiare loro atroci sofferenze.

Non mancano inoltre il crearsi di assurde leggende metropolitane, che vedono il cane randagio come una bestia maligna, a cui far del male è lecito. Se la situazione degenera, una flebile speranza arriva dall’associazione animalistaEfma“, che accoglie tra le proprie fila giovani veterinari che cercano di dare il loro contributo al problema, con il beneplacito delle istituzioni che non vedono in loro una possibile minaccia, in quanto non sono un movimento politico.

Qui Istanbul

Totalmente diverso il fenomeno randagismo nella città turca, che conta 15 milioni di abitanti, si dimostra essere una città davvero pet friendly. Sono passati ormai 15 anni da quando è stata istituita una task force composta da 420 tra impiegati del municipio, per tenere sotto controllo la popolazione canina e felina che si aggira per le strade di Istanbul.
Secondo quanto riportato da Askanews, i veterinari monitorano la situazione, muovendosi per la città con bus attrezzati.

Il motivo è presto detto. Istanbul ha compreso che per evitare contagi di rabbia e che da questi si creino paura e odio nei confronti degli animali (come successo in Egitto) essi vadano curati. Cani e gatti sono infatti vaccinati e curati, e protetti da antiparassitari. Non solo, anche i chip aiutano gli addetti a riconoscere l’animale e conoscerne la storia clinica. Se pensiate che sia tutto qui, vi sbagliate di grosso. La città infatti individua delle zone dove lasciare ogni giorno una tonnellata di cibo per gli animali, che possono così rifocillarsi tranquillamente. Con questa strategia, nonostante i 145mila randagi, negli ultimi tre anni non è stato registrato nemmeno un caso di rabbia.

Certo, non tutti i Comuni possono agire come Istanbul. Ad esempio Il Cairo sta ancora soffrendo dai postumi della rivoluzione del 2011, oppure come i piccoli Comuni italiani del Sud, dove non vi sono i fondi per intervenire concretamente. Tuttavia la città turca può essere l’utopistico esempio di come si possa affrontare un problema delicato con il giusto approccio.

 



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